Guida Galattica per Aspiranti Pittori Sardi
Don’t panic
–Cosa ti ha spinto a diventare un curatore che si concentra sulla pittura sarda contemporanea? Hai uno scopo, una missione? –
Non mi sono mai sentito un curatore, anche quando organizzo eventi lo faccio da artista che ama esprimersi e confrontarsi. Ciò che mi ha spinto ad agire anche nel campo della curatela è stato sicuramente la convinzione della forza delle idee, il pensiero che tutto ciò che trova concretizzazione nasce all’inizio nella testa di un uomo sotto forma di desiderio o di visione, e che la passione per quel sogno, la capacità di immaginare scenari nuovi e futuri, spesso più dei mezzi finanziari, riesca a dare vita a quell’embrione.
Ecco, ero curioso di vedere realizzate le idee che premevano nella mia testa ma non c’erano spazi, o bisognava aspettare tempi lunghissimi per ottenerli. C’erano limiti di tempo, censure per il tipo di produzione da esporre nelle location, o da parte degli organizzatori, o degli amministratori, o di chiunque non comprendesse la libertà di cui necessita l’arte contemporanea.
Organizzare eventi in piena autonomia, dall’inizio alla fine, è diventato, a un certo punto del mio percorso, obbligatorio. È per questo che è stata concepita l’Associazione Askosarte e lo spazio espositivo di Solarussa: dall’impegno personale e dalla necessità di scappare da questa realtà immobile.
Lo scopo è sempre stato quella di essere presenti nel dibattito artistico contemporaneo, e la mission quella di suggerire un’inedita esplorazione dell’Isola che comprendesse unità di presente e memoria, flagranza delle tracce del passato ed inconscio culturale. Spingere verso una consapevolezza artistica che mirasse, nella produzione visiva, all’espressione delle peculiarità individuali, che passano spesso dal luogo e dall’appartenenza a quel luogo.
1: – Esiste oggi un reale scenario pittorico sardo contemporaneo? Ha senso al giorno d’oggi voler diventare un pittore? –
La creatività è una componente fondamentale per l’uomo che voglia trovare nella vita un equilibrio e un senso, e per gli artisti, investire nel campo della creatività e della cultura, costruire una postazione privilegiata dove sperimentare l’arte attraverso canali che non siano la competizione, l’invidia, la finzione, ma al contrario, la collaborazione, il sostegno, il sogno, significa portare un clima che favorisca un profitto in termini di qualità di vita e crescita, sia individuale che collettiva.
Questo è il senso che mi spinge a dipingere sempre, e quindi rispondo che sì, ha senso fare il pittore.
Riguardo allo scenario pittorico sardo contemporaneo, non credo sia possibile dare una risposta. Come ho detto all’inizio, la poetica artistica cammina a fianco all’uomo, al suo spessore culturale e alla sua maturità globale. Di uomini che sanno fare, che hanno qualcosa da dire ce ne sono senza alcun dubbio anche in Sardegna, anche se caratterialmente, ritengo siamo un po’ chiusi rispetto ad altre realtà, e qui ci sarebbe da parlare ore sul carattere dei sardi, senza approdare a niente di definito, però in qualche modo il nostro modo di vivere l’isola, incide, sia culturalmente che artisticamente. Mi spiego, nonostante il substrato ricco di storia e cultura, non abbiamo ancora imparato a stimare ciò che abbiamo, a riconoscerlo nel suo valore più alto, quello formativo e caratterizzante, quello che dà forza e stima, per cui ancora ci ritroviamo impastocchiati con sagre, folklore, tradizione, confondendole con la cultura e la connotazione di sardità. Componenti fondamentali della storia dell’uomo sardo, ma non fine a sé stesse, non come prerogativa statica da inseminare ovunque, che si tratti di cinema, moda, arte, che invece attingono sì anche da questo, ma ancor più da radici più profonde dell’uomo, fatte di subconscio, emozioni e soprattutto parlando di arte contemporanea, di presente e di tensione al futuro. Un medium, la storia locale, che si deve limitare a contribuire, e non a permeare completamente l’espressione artistica individuale, che deve tirare fuori la parte più profonda dell’artista fatta, invece, di molteplici altre influenze.
2: -Cosa fai per sostenere la realtà pittorica sarda, per contribuire alla sua crescita? C’è qualcosa che non stai facendo e potresti fare in più? –
Con Askosarte, ho creato un clima e una collaborazione tra operatori visivi che spero contribuisca a sostenere questa realtà sarda in luoghi che solo apparentemente sono distanti dai circuiti artistici deputati all’arte. Agisco consapevole che ciò che nasce e si sviluppa in provincia meriti altrettanta attenzione di ciò che viene proposto nei circuiti più percorsi dall’arte, perché la provincia ha una sua dimensione culturale molto forte proprio perché più circoscritta. Ciò che è importante, infatti, non è il luogo ma come lo si interseca con le proprie opere. Localizzare l’arte non significa, infatti, dare spazio a ciò che è prettamente locale o rinnegare apertura e confronto in campo internazionale, ma corrisponde alla consapevolezza del valore delle energie presenti nel territorio, per superare, semmai, un provincialismo alla rovescia, che non crede se non in ciò che viene da fuori.
Askosarte nelle formule proposte nell’organizzare gli eventi espositivi, ha spesso privilegiato il confronto tra gli artisti locali e artisti provenienti dal resto dell’Italia e dall’estero, cercando di evidenziare le differenze o le peculiarità che ne distinguono la provenienza, spesso rilevando che gli artisti si assomigliano, non perché si copino, ma perché, in qualsiasi parte del modo si trovano, sono soggetti agli stessi influssi.
3: -Vista la galoppante ascesa dei social media, in che modo arrivi a conoscere i nuovi pittori sardi con i quali poi collabori? Ti avvali della rete o di altri metodi? –
Il web si è dimostrato uno strumento fondamentale per le relazioni che sono state intessute in tutti questi anni, sia attraverso il sito, il blog, e attraverso fb, annullando le distanze e permettendo scambi e confronti prima impensabili. Un potente strumento per la comunicazione che ha dato modo di ospitare in periferia molti artisti che agiscono anche su canali più noti.
4: –Esiste per te qualche buon esempio, nei modelli nazionali o internazionali, di una politica volta a sostenere lo sviluppo della pittura contemporanea che si potrebbe riproporre qui, per la realtà pittorica contemporanea in Sardegna? –
Non posso parlare di modelli internazionali perché non ho approfondito l’azione di altre realtà. Posso parlare della mia esperienza in Sardegna. Le istituzioni, tranne qualcuna, sembrano interessate, come dicevo prima, solo al folklore e alle sagre. Tutt’al più investono nell’arte storicizzata e sicura. Credo che si tratti, soprattutto, di mentalità. La maggior parte delle persone vuole queste cose e dunque, non si può dare torto a chi le accontenta. Non c’è grande seguito per l’arte contemporanea, il pubblico gradisce una pittura allegra, colorata, ha paura del turbamento che può suscitare una poetica cupa o dolorosa.
Parlare di collezionismo poi è ancora più complesso e lontano dalla realtà locale (anche se ultimamente si ci sono nuovi nomi nel campo del collezionismo).
Noi abbiamo avuto una bella esperienza con alcuni Comuni illuminati dell’oristanese, amministratori giovani e aperti con cui abbiamo portato avanti l’avventura di “Troppo periferici fenomenologia dei margini”
L’evento coinvolse diversi Comuni della Provincia di Oristano, che avevano, insperabilmente, risposto in modo positivo all’appassionata lettera di Askosarte che chiedeva collaborazione per realizzare eventi espositivi in periferia, argomentando sulla consapevolezza che la creatività non fosse esclusivo appannaggio dei grandi centri, ma che, anzi, la periferia potesse aggiungere peculiarità alla produzione locale. Amministrazioni giovani, di destra e di sinistra, diedero prova di apertura e fiducia per il progetto esposto e per i suoi sostenitori, rendendo possibili tre stagioni ricche di eventi e di collaborazioni. Ideato e curato da Askosarte, l’happening coinvolse, attraverso i diversi linguaggi dell’arte contemporanea, performances fotografia, video, installazioni, i Comuni di Solarussa, di Nurachi di Villanovatruschedu e di Simaxis.
Le comunità locali, anziani, spesso vestiti con gli abiti tradizionali del luogo, coppie con bambini, persone che mai si erano avvicinate all’arte contemporanea prima di allora, o che mai avevano visitato un museo d’arte, si affacciarono, fosse anche perché spinti dalla curiosità, mostrando apertura ad espressioni artistiche, spesso provocatorie e allusive, che seppure non prontamente capite stimolarono accesi dibattiti su questioni sociali, culturali, politiche
Il titolo, evidentemente ironico, venne scelto con la consapevolezza che le idee nascono nelle teste degli uomini e che si può essere allo stesso modo creativi a Solarussa così come a New York, prescindendo, il genio umano, dalle coordinate geografiche, che risultano importanti, semmai, per imprimere peculiarità alle creazioni, ma che non rappresentano, di certo, un limite
Molti furono gli artisti, registi, performer chiamati a partecipare dall’Italia e dall’estero per la Rassegna, che si dimostrò occasione di confronto artistico e di condivisione di esperienze e di “luogo” con gli artisti locali. L’obbiettivo era rendere possibile una stagione di momenti espositivi che stimolasse la fruizione dell’arte in campo locale, ma che favorisse soprattutto l’inserimento dell’arte pensata nell’Isola, in una dimensione globale in grado di confrontarsi con la contemporaneità.
Gli artisti portarono proposte personali, evidenziando un percorso fatto di discordanze, ma anche di similitudini, che rivelò l’infinità di somiglianze che ci portiamo dentro, in qualsiasi parte del globo. Che questi fossero sardi, “continentali” o stranieri, emerse, spesso, una familiarità tra i lavori portati in mostra, dimostrando che gli uomini, in qualsiasi parte della terra, inserendosi in determinate frequenze ed esposti agli stessi stimoli, si esprimono con opere artistiche che presentano forti analogie.
5: –Quale consiglio daresti ad un giovane pittore appena diplomato all’Accademia per affacciarsi nel panorama pittorico contemporaneo isolano? –
Gli artisti oggi sono troppo impegnati a costruirsi il curriculum alla stregua di un manager, attenti a non mischiarsi (Accademie, gallerie, critici ecc.) e a costruire il proprio lavoro secondo le tendenze attuali di moda e mercato.
Non ho consigli da elargire ai futuri artisti, è una questione troppo personale e le risposte non credo di possederle perché ci sono tanti percorsi, uno diverso dall’altro, e ognuno merita rispetto. L’unica cosa che mi sento di dire è quella di cercare di essere onesti con sé stessi a prescindere dall’arte.
6: –Credi che questa guida possa veramente essere utile a qualcuno?
In generale si, tutto serve, fosse anche per disturbare il sonno o l’apatia. Poi, anche questo è individuale, dipende da come tu metterai insieme tutto questo materiale. Chi legge poi, non dovrà limitarsi alla lettura come se ciò che legge fosse un diktat, piuttosto conviene che tutto ciò che si legge, sia inteso come stimolo o provocazione da cui partire per fare, ognuno, una ricerca personale.
Don’t panic



