MA MAISON N’EST PAS GRANDE ELLE EST TRÉS PETITE_Casa Sanna Solarussa

MA MAISON N’EST PAS GRANDE ELLE EST TRÉS PETITE

 LIDIA BACHIS_SIMONE CIREDDU_CESARE DATTENA_LUCIDEDDU_FRANCESCA E DANIELA MANCA _MICHELE MARROCU_TONINO MATTU_MICHELE MEREU_MARCO PILI_EGLE PICOZZI_GIORGIO PODDA_ALFREDO TANCHIS

 Non riesco a trovare pace in nessuna posizione: anche la cosa più morbida su cui mi adagio ha degli spigoli per la mia anima
(Fernando Pessoa)

Che cos’è la Casa, è il posto in cui siamo nati e dove sta la famiglia, un posto che abbiamo scelto, un luogo dove siamo capitati per caso, o è un’idea, una memoria, uno spazio emotivo e sensoriale?

La Casa è dove sta il cuore dice qualcuno, ma che cosa trasforma un posto in una Casa?

Infatti, se per alcuni è spazio protetto dove provare a conoscere sé stessi, dove alimentare il proprio sé, per altri è, al contrario, luogo da cui fuggire il più lontano possibile per potersi ritrovare.

Luogo dove riconoscersi o smarrirsi, la Casa può, di fatto, assumere un significato solo quando si sperimenta un certo livello di lontananza e straniamento da essa. Perché è desiderata e immaginata.

È la storia di Ulisse che cerca di tornare a Casa perché l’ha perduta, la desidera perché vive dei ricordi del passato e delle immagini della nostalgia. Per dieci anni viaggia per terra e per mare per tornare a Itaca, ma una volta giunto a Casa il racconto della sua storia finisce, perché termina l’anelito.

Quel territorio irraggiungibile di sogni e desideri, sfugge, dunque, continuamente nel tentativo stesso di farsene un’idea, e ogni posto in cui scegliamo di stare è, fisiologicamente, già foriero di transitorietà, vista l’impossibilità di appartenere completamente a un luogo, ovunque esso sia.

La frase non c’è alcun posto come Casa propria, infatti, è piuttosto ambigua: non c’è alcun posto “come” Casa propria, che significa che Casa tua è il miglior posto del mondo, tutto ciò che ogni altro posto non è. Ma la stessa frase può essere letta anche come non “c’è” alcun posto come Casa propria, che significa che non esiste un posto, da nessuna parte che possa essere definito Casa propria.

E se da nessuna parte vi è un luogo che sia una Casa, forse, che allora, la casa è il posto in cui siamo, le persone con cui imbastiamo relazioni, e come le tartarughe, ovunque andiamo, dobbiamo portarcela sulla schiena?

Ma Maison, si porge in quest’ottica, come mescolanza di dubbi, luoghi, persone, voci e ricordi che si intrecciano giorno dopo giorno e che diventano la nostra Vita. Angolo vuoto, parentesi in cui fermarsi a meditare e alimentare quello che siamo veramente.

Chiara Schirru

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Michele Mereu _ “Parentado”

CHIAMATEMI ARTURO

Oristano_ Arrubiu Art Cafè_ dal 16.12.2017 al 15.01.2018

Più che avere una linea esterna, mi interessa avere un filo conduttore interno. E il mio è la molteplicità.

Cambiare è il mio modo di crescere, di sentirmi parte di un universo in continua evoluzione, così come il mio essere.

L’arte mi offre il percorso per esprimere queste trasformazioni e per dare forma a questa introspezione, senza cercare molte spiegazioni.

Volutamente lavoro in maniera incoerente, sperimentando tutte le discipline artistiche senza fare distinzione tra mezzi espressivi. Cerco le mie radici nel solco della tradizione e in ciò che ancora lega il tempo alla memoria, e parallelamente, ricerco lo smascheramento dell’illusione tecnica e di pensiero di ciò che oggettivamente presento.

Non accetto le barriere codificate tra i generi, sono insofferente ai luoghi comuni, spesso percorro sentieri solitari e incerti, arte e vita sempre inesorabilmente incatenati.

Chiamatemi come volete, non fa molta differenza, oppure chiamatemi Arturo.

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