Michele Mereu_ Intervista di Benito Olmeo, rivista Ieri Oggi Domani

Michele Mereu Siamaggiore 1954. Dai primi lavori degli anni ’70 a ideatore e animatore di Askòsarte, progetto di arte contemporanea che esplora il rapporto sempre più stretto tra l’espressione artistica e le aree ai confini dei generi. Poliedrico nella sua produzione, disubbidiente al filo conduttore univoco, volutamente lavora in maniera incoerente, attraversa consapevolmente tutte le discipline artistiche senza fare distinzione tra linguaggi espressivi. Ha concentrato la sua opera sull’interpretazione della contemporaneità: il suo lavoro, che sia pittorico, fotografico o installativo, nasce da riflessioni e indagini di situazioni “reali“, ributtate, quando preme la tensione creativa, in nuovi tragitti per essere indagati. Attualmente ideatore e curatore di eventi di arte contemporanea con l’associazione Askòsarte. Il lavoro che Mereu fa con la fotografia, segue due tensioni, entrambe forti ed affascinanti: la ricerca delle proprie radici nel solco della tradizione e in ciò che ancora lega il tempo alla memoria, parallelamente lo smascheramento dell’illusione tecnica e di pensiero di ciò che oggettivamente viene presentato. Si respira nelle sue foto un racconto universale, in cui l’esplorazione dei modelli tramandati dalla tradizione del nostro passato ancestrale, costituisce solo un “espediente” per cercare di riportare a galla la sostanza di ciò, che attraverso altre sembianze, vive ancora, nella consapevolezza che esista un “continuum” spazio temporale che ci conduce dove siamo già stati, dove siamo, dove saremo.

Michele Mereu

DI BENITO OLMEO

MICHELE MEREU: SFUGGIRE DA OGNI TIPO DI CLICHÈ

In una tua intervista, leggo che il tuo percorso artistico nasce agli inizi degli anni 60, quando durante la valutazione della pagella elementare … lascio a te il proseguo di questo racconto singolare ed affascinante (per quanto mi riguarda)

Si, quella valutazione a distanza di 60 anni, devo confermare che si è rivelata esatta. In realtà era un libretto scolastico, che tuttora conservo, consegnato alla mia famiglia e sul quale vi era scritto l’indirizzo di studio che avrei dovuto intraprendere. Il libretto sentenziava la mia lacuna in Italiano scritto e parlato (sono giustificato per il contenuto dell’intervista) e che avrei dovuto proseguire con gli studi artistici. Indicazione che ovviamente la mia famiglia non prese mai in considerazione, forse per appartenenza ad uno status sociale che non prevedeva artisti in casa oppure semplicemente non erano stati in grado di capire. Infatti feci tutt’altro, finite le medie mi iscrissi ai geometri e mi ritirai dopo tre anni, dopodiché conseguì una specializzazione in contabilità che niente aveva a che fare con l’arte, scelte che comunque alla fine si sono rivelate utili per il mio percorso artistico, perché mi hanno fatto crescere in piena indipendenza e mi hanno spronato alla ricerca di altro.

Eclettico, trasversale, insofferente nella ripetizione tecnica del mondo dell’arte. Questi tratti ti hanno contraddistinto fin dagli esordi, oppure sono venuti col tempo e l’esperienza

Tutto ciò che si presenta come cliché, soprattutto nell’arte, mi annoia e mi disturba. Adoro gli artisti che si sanno reinventare continuamente. Credo che questo tratto mi appartenga fin dagli esordi, ricordo che anche nelle prime mostre, i lavori si diversificavano in tecnica e soggetti. Mi impegnavo a rendere l’esposizione più varia possibile. In seguito sono sopraggiunti altri strumenti, foto e video, che mi hanno aiutato a trovare forme nuove di espressione per la mia creatività.

Aperto, visionario, ricettivo, proprio queste caratteristiche ti permettono di fondare l’associazione no profit Askosarte. Di cosa si tratta e come e quando nasce l’idea di questo progetto per certi versi anche singolare


18 anni fa a Oristano non esistevano spazi espositivi che potevano darti la possibilità di esporre, i pochi locali erano a pagamento e destinati ai conosciuti dell’arte, tuttora la situazione non è cambiata. Una cosa si era capita subito, con urgenza era necessario di avere uno spazio espositivo sempre pronto ad accogliere idee, uno spazio dove poter agire in piena indipendenza. Abbiamo sempre creduto nell’assoluto bisogno di libertà dell’arte che rifugge cliché e confini troppo angusti ed è così che è nato il Project Space di Solarussa, sempre pronto per ospitare le idee dal giorno alla notte, prima che queste perdano la loro forza iniziale. Intenzionalmente trasversale ai luoghi istituzionalizzati per l’arte, la casa, ripulita e adattata a spazio espositivo, è diventata luogo protetto per gli artisti che insieme alla loro arte portano sé stessi e la loro intimità.
Ma lo spazio, anche se importante, non è imprescindibile. Prova ne sia il fatto che le nostre mostre sono state realizzate con il coinvolgimento di numerosi artisti, anche in altre locations. La sfida era, semmai, riuscire a creare degli happening al di fuori dei soliti percorsi dell’arte, e dunque, dalle sedi deputate per ospitarli. Perciò abbiamo utilizzato le torri costiere di Torre Grande, di San Giovanni di Sinis, la stazione ferroviaria di Solarussa, case padronali come Casa Sanna, ecc. Dopo la morte del presidente Skodino (mio amatissimo cane eletto presidente), la scomparsa della segretaria Mikra (la mia gatta) e infine la rinuncia dell’unico collaboratore umano per intraprendere altri progetti di vita, Askosarte ha esaurito le energie, si trova in uno stato dormiente in attesa che una spallata che smuova nuove energie e creatività.

“In certi momenti la pittura non mi basta, la fotografia e il video mi offrono gli strumenti congeniali per esprimermi in completa libertà di stile”. Questa tua affermazione mi piace molto, libertà da ogni vincolo e pensiero. Ci pprofondisci questo tuo concetto


La fotografia e i video mi hanno permesso di allontanarmi periodicamente dalla pittura, quando questa non soddisfava più la mia creatività. La mia curiosità e la voglia di studiare software di montaggio video ed elaborazione immagini mi hanno dato la possibilità di sondare territori creativi diversi e altrettanto affascinanti, proiettandomi in mondi diversi molto spesso introspettivi, nella fotografia spesso mi metto in gioco e ironizzo su me stesso. Nel tempo, per necessità dell’associazione, ho approfondito anche il linguaggio html e programmi di impaginazione, costruendo di sana pianta il sito Askosarte (che ora è in standby) e i cataloghi delle mostre. Tutto questo mi ha fatto sentire autonomo e libero.

Ritorniamo al discorso di Libertà, pensi che il tuo lavoro principale (in questo caso non la pittura), ti abbia permesso di esprimerti in modo sempre molto libero (artisticamente parlando) visto che vendere o non vendere a livello artistico per te ha un’importanza non rilevante.


Il lavoro da dipendente Ministeriale, mi ha sempre sostenuto economicamente. Ora non so dire con precisione cosa sarebbe stata la mia vita senza questo mio reddito economico, la vita è talmente sorprendente che non azzardo a fare ipotesi che sarebbero poco veritiere. Ho la certezza che questo mi ha permesso di vivere senza ansia per sopravvivere, ne consegue che non ho mai avuto la necessità di vendere i miei lavori o dipingere in funzione di compiacere agli altri. Quindi mi ha dato l’opportunità di liberare la mia creatività. Non ho mai avuto un attaccamento morboso ai soldi come non ce l’ho per i miei quadri, riesco a vivere con il poco che percepisco.

Mi affascina molto citare le tue affermazioni e questa è una di quelle che vorrei che tu mi pprofondissi per i nostri lettori. “Sono un pittore muto, non riesco a dar voce ai miei lavori, l’arte oratoria non mi appartiene, nel tempo perderò l’uso della parola e ne farò un uso strettamente necessario”.


Qui mi ricollego alla tua prima domanda, per me la lingua originaria è stato il sardo, quando sono arrivato alle elementari ho dovuto studiare l’italiano, un’altra lingua, per un bambino come me introspettivo, povero di famiglia dove si parlava, si pensava e si sognava in sardo, non è stato facile. Questa difficoltà mi ha seguito per il resto della vita. Ho dei problemi ad esporre in forma parlata i miei lavori, ma in fondo è meglio così, credo anche l’opera una volta realizzata, deve essere donata agli altri. E’ curioso e interessante quando gli altri raccontano e vedono in modo diverso dalla tua idea iniziale del quadro. Vivo abbastanza isolato, le occasioni con cui parlare con le persone, si restringono sempre di più per mia scelta. Parlo con me stesso e con i miei gatti e quando parlo con gli umani spesso mi trovo a dialogare con persone che si fanno le domande e si rispondono da soli, mettendosi al centro dell’universo e lasciandoti privo di spazi per poterti esprimere, quando lo fai non vieni ascoltato. Meglio i miei gatti.

Esiste un episodio della tua vita che ti ha segnato in modo particolare a livello artistico


No, non mi sovviene niente di così importante che abbia segnato il mio percorso artistico. Tutto i periodi negativi e positivi sono stati necessari e hanno contribuito a forgiare la mia personalità, rimango molto curioso seguo gli artisti correnti, molti mi piacciono e mi danno stimoli creativi.

Il digitale sta aprendo la possibilità di seguire eventi artistici anche a chi normalmente non ne usufruisce, pensi che le nuove tecnologie saranno il futuro anche a livello artistico e che le classiche mostre diverranno obsolete


Siamo già in piena era digitale, ritengo positivo la possibilità di seguire eventi artistici e mostre tramite l’web, non tutti hanno la possibilità di seguire le esposizioni fisicamente. Le mostre stanno diventando obsolete (forse lo sono da tempo), personalmente organizzo eventi da decenni e ho avuto la sensazione che ci sia sempre più disinteresse a riguardo, soprattutto verso l’arte contemporanea che non viene capita e non viene spiegata. Per questo motivo, gli artefici del settore dovrebbero rendere più interessanti e fruibili gli eventi con le giuste tematiche, per catturare anche chi non è del settore. Ad ogni vernissage si vedono sempre le stesse facce, diventano un’occasione per autocelebrarsi. Visitare comunque una mostra fisicamente non è comparabile con il vederla digitalmente. I quadri, i materiali, le installazioni, i colori e tutto ciò che fa parte di una esposizione, emanano altra energia vissuti dal vivo. Bisogna fermarsi ad osservare, impossessarsi mentalmente dell’opera, perdersi nei suoi dettagli e nutrirsi di essa per vivere meglio l’arte e la vita.

L’arte nel tempo è stata rivoltata, cambiata, ridimensionata per una ricerca continua, ma se dovessi chiederti cosa significa oggi per te ricerca artistica cosa mi risponderesti


Si dice che in arte che sia già detto tutto, ma rimangono le infinite possibilità che ogni artista e ogni individuo ha nel suo bagaglio umano. Tutto ciò che ci sembra scontato, in realtà nella sua realizzazione vi è tutta la diversità che ogni uomo possiede per natura. Somigliamo sempre a qualcuno, è ineluttabile, ma con quel qualcuno si viaggia probabilmente nella stessa lunghezza d’onda. Ricerca artista per me significa lavorare tanto (soprattutto mentalmente), dare uno sguardo all’universo dell’arte ma allo stesso tempo lavorare per personalizzare il proprio lavoro, non dare troppo spazio alla tentazione di compiacere, caricarlo di energia e soprattutto senza la paura di provocare disturbo allo spettatore (L’arte deve confortare il disturbato e disturbare il comodo… dice Banksy).

Cos’è per Michele Mereu la Libertà nella sua totalità e non riferita solo al mondo artistico

La libertà per me è paragonabile a quel periodo di vita vissuto da bambino, forse fino alle scuole medie.
Contrariamente ai bambini di oggi che per il doposcuola sono oberati di impegni imposti e compiti, io (con i miei coetanei) quel periodo dell’infanzia l’abbiamo vissuto da indigeni a girovagare, esplorare e stupirci di tutto ciò che ci offriva la natura nelle campagne del nostro paese. Ricordo che (liberi da impegni scolastici) si usciva in bande, senza cognizione di spazio e tempo. Durante le nostre scorribande eravamo capaci di saccheggiare frutteti, fare il bagno nudi nei canali di irrigazione, costruire case sugli alberi e accampamenti indiani con relativi archi, frecce, lance pugnali per liberare la nostra fantasia in guerre senza fine fra tribù. Si rientrava a casa all’imbrunire per la cena, nessuno ti chiedeva niente, ti vedevano con la coda dell’occhio e questo era sufficiente per confermare la tua integrità fisica. La libertà appartiene ai bambini, ai matti e a quelli che scelgono di vivere la condizione di solitario. La vita da solitario la conosco bene e non vuol dire sentirsi soli, ora mi manca riconquistare la condizione di bambino.

CONNECTIV Art_Intervista di Francesco Cogoni a Michele Mereu

Michele Mereu “E’ un momento di sospensione”.

Aprile 15, 2020 da connectivart

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Come procede la vita in questo momento difficile?

E’ un momento di sospensione, cerco di capire cosa succede, non siamo abituati a vivere una situazione tragica come questa.

Abbiamo vissuto per più di settanta anni (noi italiani, europei, ecc.) la nostra vita senza grossi problemi di guerre, carestie, ecc. in uno stato di benessere generalizzato con un procedere di una vita normale.

Quella “normalità” che personalmente una volta detestavo e che ora in qualche modo sto riconsiderando.

Stai lavorando a qualche progetto artistico?

Si, sto lavorando a un progetto “Walls” anch’esso al momento in sospeso, perché si doveva realizzare a maggio presso la Pinacoteca Comunale C. Contini di Oristano e che sicuramente subirà uno slittamento della data di apertura.

Un progetto che prevede la partecipazione di diversi artisti sardo-campani in un gemellaggio fra le due regioni.

Com’è cambiata la tua arte in una condizione di semi isolamento come quella in cui ci troviamo?

L’isolamento non mi spaventa è una scelta di vita che percorro da diversi anni.

Questa quarantena forzata non ha stravolto la mia visione del fare arte, continuo ad agire nello stesso modo di prima, se c’è la pulsione del fare realizzo, in caso contrario mi annoio, leggo, guarda la tv, ecc. e nel frattempo non tralascio il lavoro che faccio su me stesso con la fotografia e video usando sempre una certa ironia.

Hai modo di tenerti in contatto e condividere la tua arte con i fruitori? Che ruolo giocano i Social in questa battaglia?

Chi come me fa uso dei social, non può che condividere la sua creatività, perché ti dà la possibilità, più delle mostre, di arrivare a un maggior numero di fruitori.

In questo momento particolare, a maggior ragione, i social sono uno strumento potente per restare connessi sia con l’arte che con la vita in genere.

Che ruolo dovrebbe svolgere l’artista in questo momento storico?

E’ difficile pensare al ruolo dell’artista in questo presente, la moltitudine degli artisti fa pensare anche a mille modi di fare arte.

Personalmente spero in un ripensamento sull’arte come scelta sociale.

Secondo te, come cambierà il mondo, ma soprattutto i mercati dopo la fine del covid-19?

Il mondo si risveglierà lentamente, per riprendersi tutti quei gesti e abitudini cui siamo stati costretti a far a meno a causa della pandemia.

La passeggiata, l’abbraccio, il caffè al bar, la visita o la partecipazione ad una mostra ecc. saranno momenti da riconquistare per riappropriarci di una vita normale con la consapevolezza di quanto valgono anche solo le nostre piccole abitudini giornaliere.

Per il mercato dell’arte non ho una risposta, è un problema che non mi sono mai posto perché non l’ho mai cercato, sono un pessimo venditore dei miei lavori.

Ci sarà sicuramente una flessione, chi ha le possibilità economiche e interesse per l’arte continuerà a farlo, chi invece deve sopravvivere avrà delle altre priorità.

Don’t Panic

Guida Galattica per Aspiranti Pittori Sardi

Don’t panic

–Cosa ti ha spinto a diventare un curatore che si concentra sulla pittura sarda contemporanea? Hai uno scopo, una missione? –

Non mi sono mai sentito un curatore, anche quando organizzo eventi lo faccio da artista che ama esprimersi e confrontarsi. Ciò che mi ha spinto ad agire anche nel campo della curatela è stato sicuramente la convinzione della forza delle idee, il pensiero che tutto ciò che trova concretizzazione nasce all’inizio nella testa di un uomo sotto forma di desiderio o di visione, e che la passione per quel sogno, la capacità di immaginare scenari nuovi e futuri, spesso più dei mezzi finanziari, riesca a dare vita a quell’embrione.

Ecco, ero curioso di vedere realizzate le idee che premevano nella mia testa ma non c’erano spazi, o bisognava aspettare tempi lunghissimi per ottenerli. C’erano limiti di tempo, censure per il tipo di produzione da esporre nelle location, o da parte degli organizzatori, o degli amministratori, o di chiunque non comprendesse la libertà di cui necessita l’arte contemporanea.

Organizzare eventi in piena autonomia, dall’inizio alla fine, è diventato, a un certo punto del mio percorso, obbligatorio. È per questo che è stata concepita l’Associazione Askosarte e lo spazio espositivo di Solarussa: dall’impegno personale e dalla necessità di scappare da questa realtà immobile.

Lo scopo è sempre stato quella di essere presenti nel dibattito artistico contemporaneo, e la mission quella di suggerire un’inedita esplorazione dell’Isola che comprendesse unità di presente e memoria, flagranza delle tracce del passato ed inconscio culturale. Spingere verso una consapevolezza artistica che mirasse, nella produzione visiva, all’espressione delle peculiarità individuali, che passano spesso dal luogo e dall’appartenenza a quel luogo. 

1: – Esiste oggi un reale scenario pittorico sardo contemporaneo? Ha senso al giorno d’oggi voler diventare un pittore? –

La creatività è una componente fondamentale per l’uomo che voglia trovare nella vita un equilibrio e un senso, e per gli artisti, investire nel campo della creatività e della cultura, costruire una postazione privilegiata dove sperimentare l’arte attraverso canali che non siano la competizione, l’invidia, la finzione, ma al contrario, la collaborazione, il sostegno, il sogno, significa portare un clima che favorisca un profitto in termini di qualità di vita e crescita, sia individuale che collettiva.

Questo è il senso che mi spinge a dipingere sempre, e quindi rispondo che sì, ha senso fare il pittore.

Riguardo allo scenario pittorico sardo contemporaneo, non credo sia possibile dare una risposta. Come ho detto all’inizio, la poetica artistica cammina a fianco all’uomo, al suo spessore culturale e alla sua maturità globale. Di uomini che sanno fare, che hanno qualcosa da dire ce ne sono senza alcun dubbio anche in Sardegna, anche se caratterialmente, ritengo siamo un po’ chiusi rispetto ad altre realtà, e qui ci sarebbe da parlare ore sul carattere dei sardi, senza approdare a niente di definito, però in qualche modo il nostro modo di vivere l’isola, incide, sia culturalmente che artisticamente. Mi spiego, nonostante il substrato ricco di storia e cultura, non abbiamo ancora imparato a stimare ciò che abbiamo, a riconoscerlo nel suo valore più alto, quello formativo e caratterizzante, quello che dà forza e stima, per cui ancora ci ritroviamo impastocchiati con sagre, folklore, tradizione, confondendole con la cultura e la connotazione di sardità. Componenti fondamentali della storia dell’uomo sardo, ma non fine a sé stesse, non come prerogativa statica da inseminare ovunque, che si tratti di cinema, moda, arte, che invece attingono sì anche da questo, ma ancor più da radici più profonde dell’uomo, fatte di subconscio, emozioni e soprattutto parlando di arte contemporanea, di presente e di tensione al futuro. Un medium, la storia locale, che si deve limitare a contribuire, e non a permeare completamente l’espressione artistica individuale, che deve tirare fuori la parte più profonda dell’artista fatta, invece, di molteplici altre influenze.

2: -Cosa fai per sostenere la realtà pittorica sarda, per contribuire alla sua crescita? C’è qualcosa che non stai facendo e potresti fare in più? –

Con Askosarte, ho creato un clima e una collaborazione tra operatori visivi che spero contribuisca a sostenere questa realtà sarda in luoghi che solo apparentemente sono distanti dai circuiti artistici deputati all’arte. Agisco consapevole che ciò che nasce e si sviluppa in provincia meriti altrettanta attenzione di ciò che viene proposto nei circuiti più percorsi dall’arte, perché la provincia ha una sua dimensione culturale molto forte proprio perché più circoscritta. Ciò che è importante, infatti, non è il luogo ma come lo si interseca con le proprie opere. Localizzare l’arte non significa, infatti, dare spazio a ciò che è prettamente locale o rinnegare apertura e confronto in campo internazionale, ma corrisponde alla consapevolezza del valore delle energie presenti nel territorio, per superare, semmai, un provincialismo alla rovescia, che non crede se non in ciò che viene da fuori.

Askosarte nelle formule proposte nell’organizzare gli eventi espositivi, ha spesso privilegiato il confronto tra gli artisti locali e artisti provenienti dal resto dell’Italia e dall’estero, cercando di evidenziare le differenze o le peculiarità che ne distinguono la provenienza, spesso rilevando che gli artisti si assomigliano, non perché si copino, ma perché, in qualsiasi parte del modo si trovano, sono soggetti agli stessi influssi.

3: -Vista la galoppante ascesa dei social media, in che modo arrivi a conoscere i nuovi pittori sardi con i quali poi collabori? Ti avvali della rete o di altri metodi? –

Il web si è dimostrato uno strumento fondamentale per le relazioni che sono state intessute in tutti questi anni, sia attraverso il sito, il blog, e attraverso fb, annullando le distanze e permettendo scambi e confronti prima impensabili. Un potente strumento per la comunicazione che ha dato modo di ospitare in periferia molti artisti che agiscono anche su canali più noti.

4: –Esiste per te qualche buon esempio, nei modelli nazionali o internazionali, di una politica volta a sostenere lo sviluppo della pittura contemporanea che si potrebbe riproporre qui, per la realtà pittorica contemporanea in Sardegna? –

Non posso parlare di modelli internazionali perché non ho approfondito l’azione di altre realtà. Posso parlare della mia esperienza in Sardegna.  Le istituzioni, tranne qualcuna, sembrano interessate, come dicevo prima, solo al folklore e alle sagre. Tutt’al più investono nell’arte storicizzata e sicura. Credo che si tratti, soprattutto, di mentalità. La maggior parte delle persone vuole queste cose e dunque, non si può dare torto a chi le accontenta. Non c’è grande seguito per l’arte contemporanea, il pubblico gradisce una pittura allegra, colorata, ha paura del turbamento che può suscitare una poetica cupa o dolorosa.

Parlare di collezionismo poi è ancora più complesso e lontano dalla realtà locale (anche se ultimamente si ci sono nuovi nomi nel campo del collezionismo).
Noi abbiamo avuto una bella esperienza con alcuni Comuni illuminati dell’oristanese, amministratori giovani e aperti con cui abbiamo portato avanti l’avventura di “Troppo periferici fenomenologia dei margini”

L’evento coinvolse diversi Comuni della Provincia di Oristano, che avevano, insperabilmente, risposto in modo positivo all’appassionata lettera di Askosarte che chiedeva collaborazione per realizzare eventi espositivi in periferia, argomentando sulla consapevolezza che la creatività non fosse esclusivo appannaggio dei grandi centri, ma che, anzi, la periferia potesse aggiungere peculiarità alla produzione locale. Amministrazioni giovani, di destra e di sinistra, diedero prova di apertura e fiducia per il progetto esposto e per i suoi sostenitori, rendendo possibili tre stagioni ricche di eventi e di collaborazioni. Ideato e curato da Askosarte, l’happening coinvolse, attraverso i diversi linguaggi dell’arte contemporanea, performances fotografia, video, installazioni, i Comuni di Solarussa, di Nurachi di Villanovatruschedu e di Simaxis.

Le comunità locali, anziani, spesso vestiti con gli abiti tradizionali del luogo, coppie con bambini, persone che mai si erano avvicinate all’arte contemporanea prima di allora, o che mai avevano visitato un museo d’arte, si affacciarono, fosse anche perché spinti dalla curiosità, mostrando apertura ad espressioni artistiche, spesso provocatorie e allusive, che seppure non prontamente capite stimolarono accesi dibattiti su questioni sociali, culturali, politiche

Il titolo, evidentemente ironico, venne scelto con la consapevolezza che le idee nascono nelle teste degli uomini e che si può essere allo stesso modo creativi a Solarussa così come a New York, prescindendo, il genio umano, dalle coordinate geografiche, che risultano importanti, semmai, per imprimere peculiarità alle creazioni, ma che non rappresentano, di certo, un limite

Molti furono gli artisti, registi, performer chiamati a partecipare dall’Italia e dall’estero per la Rassegna, che si dimostrò occasione di confronto artistico e di condivisione di esperienze e di “luogo” con gli artisti locali. L’obbiettivo era rendere possibile una stagione di momenti espositivi che stimolasse la fruizione dell’arte in campo locale, ma che favorisse soprattutto l’inserimento dell’arte pensata nell’Isola, in una dimensione globale in grado di confrontarsi con la contemporaneità.

Gli artisti portarono proposte personali, evidenziando un percorso fatto di discordanze, ma anche di similitudini, che rivelò l’infinità di somiglianze che ci portiamo dentro, in qualsiasi parte del globo. Che questi fossero sardi, “continentali” o stranieri, emerse, spesso, una familiarità tra i lavori portati in mostra, dimostrando che gli uomini, in qualsiasi parte della terra, inserendosi in determinate frequenze ed esposti agli stessi stimoli, si esprimono con opere artistiche che presentano forti analogie.

5: –Quale consiglio daresti ad un giovane pittore appena diplomato all’Accademia per affacciarsi nel panorama pittorico contemporaneo isolano? –

Gli artisti oggi sono troppo impegnati a costruirsi il curriculum alla stregua di un manager, attenti a non mischiarsi (Accademie, gallerie, critici ecc.) e a costruire il proprio lavoro secondo le tendenze attuali di moda e mercato.
Non ho consigli da elargire ai futuri artisti, è una questione troppo personale e le risposte non credo di possederle perché ci sono tanti percorsi, uno diverso dall’altro, e ognuno merita rispetto. L’unica cosa che mi sento di dire è quella di cercare di essere onesti con sé stessi a prescindere dall’arte.

6: –Credi che questa guida possa veramente essere utile a qualcuno?

In generale si, tutto serve, fosse anche per disturbare il sonno o l’apatia. Poi, anche questo è individuale, dipende da come tu metterai insieme tutto questo materiale. Chi legge poi, non dovrà limitarsi alla lettura come se ciò che legge fosse un diktat, piuttosto conviene che tutto ciò che si legge, sia inteso come stimolo o provocazione da cui partire per fare, ognuno, una ricerca personale.

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