CONNECTIV Art_Intervista di Francesco Cogoni a Michele Mereu

Michele Mereu “E’ un momento di sospensione”.

Aprile 15, 2020 da connectivart

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Come procede la vita in questo momento difficile?

E’ un momento di sospensione, cerco di capire cosa succede, non siamo abituati a vivere una situazione tragica come questa.

Abbiamo vissuto per più di settanta anni (noi italiani, europei, ecc.) la nostra vita senza grossi problemi di guerre, carestie, ecc. in uno stato di benessere generalizzato con un procedere di una vita normale.

Quella “normalità” che personalmente una volta detestavo e che ora in qualche modo sto riconsiderando.

Stai lavorando a qualche progetto artistico?

Si, sto lavorando a un progetto “Walls” anch’esso al momento in sospeso, perché si doveva realizzare a maggio presso la Pinacoteca Comunale C. Contini di Oristano e che sicuramente subirà uno slittamento della data di apertura.

Un progetto che prevede la partecipazione di diversi artisti sardo-campani in un gemellaggio fra le due regioni.

Com’è cambiata la tua arte in una condizione di semi isolamento come quella in cui ci troviamo?

L’isolamento non mi spaventa è una scelta di vita che percorro da diversi anni.

Questa quarantena forzata non ha stravolto la mia visione del fare arte, continuo ad agire nello stesso modo di prima, se c’è la pulsione del fare realizzo, in caso contrario mi annoio, leggo, guarda la tv, ecc. e nel frattempo non tralascio il lavoro che faccio su me stesso con la fotografia e video usando sempre una certa ironia.

Hai modo di tenerti in contatto e condividere la tua arte con i fruitori? Che ruolo giocano i Social in questa battaglia?

Chi come me fa uso dei social, non può che condividere la sua creatività, perché ti dà la possibilità, più delle mostre, di arrivare a un maggior numero di fruitori.

In questo momento particolare, a maggior ragione, i social sono uno strumento potente per restare connessi sia con l’arte che con la vita in genere.

Che ruolo dovrebbe svolgere l’artista in questo momento storico?

E’ difficile pensare al ruolo dell’artista in questo presente, la moltitudine degli artisti fa pensare anche a mille modi di fare arte.

Personalmente spero in un ripensamento sull’arte come scelta sociale.

Secondo te, come cambierà il mondo, ma soprattutto i mercati dopo la fine del covid-19?

Il mondo si risveglierà lentamente, per riprendersi tutti quei gesti e abitudini cui siamo stati costretti a far a meno a causa della pandemia.

La passeggiata, l’abbraccio, il caffè al bar, la visita o la partecipazione ad una mostra ecc. saranno momenti da riconquistare per riappropriarci di una vita normale con la consapevolezza di quanto valgono anche solo le nostre piccole abitudini giornaliere.

Per il mercato dell’arte non ho una risposta, è un problema che non mi sono mai posto perché non l’ho mai cercato, sono un pessimo venditore dei miei lavori.

Ci sarà sicuramente una flessione, chi ha le possibilità economiche e interesse per l’arte continuerà a farlo, chi invece deve sopravvivere avrà delle altre priorità.

SMALL ZINE Intervista di Carla Sollazzo a Michele Mereu

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  1. Dal 2005, con il Progetto Askòs, hai portato in mostra questioni sociali, culturali e politiche, come le morti bianche, la disoccupazione, il nucleare, la guerra, il ruolo degli intellettuali nella società contemporanea. Quali sono i prossimi progetti curatoriali in cantiere?

L’avventura artistica vissuta con Chiara Schirru con cui, complici l’unione di desideri e le competenze, ho realizzato molteplici eventi e progetti di arte contemporanea è sempre attiva. La collaborazione è un must del nostro tempo e l’incontro con lei è stato determinante per dare vita prima a un’associazione no profit che si chiama Askosarte, e che ci ha permesso di rapportarci anche con le Istituzioni, e poi al pool artistico Progetto Askòs con cui agiamo quando condividiamo un progetto visivo. Non abbiamo una programmazione annuale, agiamo solo quando ci innamoriamo di un progetto e quando questo ci porta a creare il clima che ci contraddistingue fatto di relazioni, condivisione, approfondimenti tematici, sperimentazione e libertà creativa.

  1. Sei un artista poliedrico: pittura, fotografia, video, installazione. Qual è la tecnica che prediligi e perché?

Sono sempre stato libero e intraprendente nella mia attività artistica, non ho mai cercato una cliché per la mia riconoscibilità, la curiosità mi ha spinto a confrontarmi nel tempo con diverse discipline artistiche proprio perché la ripetizione mi annoia. Non so con quali risultati, ma sicuramente le varie forme espressive mi hanno appagato personalmente in fase di realizzazione. Ora dopo decenni trascorsi a sperimentarmi mi sono convinto che il mio amore iniziale per la pittura sarà anche l’attività del mio futuro artistico. Con il passare degli anni la pittura, accompagnata da buona musica, mi ha fatto riscoprire un ritmo della vita più idoneo al mio presente-futuro. Non progetto i miei dipinti, quindi lo scoprire le infinite soluzioni che si presentano nella realizzazione di un’opera è parte integrante del mio mondo espressivo.

  1. Isolano ma, allo stesso tempo, cittadino del mondo. Qual è tra le tue opere quella che rappresenta meglio questa dicotomia?

            Esatto, isolano ma non isolato, con l’associazione ho affrontato questo tema dell’insularità in una serie di mostre dal titolo “Troppo periferici, fenomenologia dei margini” di cui una è stata in ospitata anche dal Museo Man di Nuoro. Inoltre ho una personalità complessa, attenta ai particolari e questo traspare artisticamente perché mi piace esprimermi stilisticamente come mi sento nel momento stesso in cui dipingo. Non esiste un lavoro in particolare a cui posso fare riferimento riguardo alla dicotomia isolano e cittadino del mondo anche se questa è comunque evidente in tutta la mia produzione artistica, spesso rappresentata nelle città metropolitane che dipingo con inserimenti di personaggi fuori dal tempo e dal luogo e la compresenza di elementi che riportano all’isola.