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- Dal 2005, con il Progetto Askòs, hai portato in mostra questioni sociali, culturali e politiche, come le morti bianche, la disoccupazione, il nucleare, la guerra, il ruolo degli intellettuali nella società contemporanea. Quali sono i prossimi progetti curatoriali in cantiere?
L’avventura artistica vissuta con Chiara Schirru con cui, complici l’unione di desideri e le competenze, ho realizzato molteplici eventi e progetti di arte contemporanea è sempre attiva. La collaborazione è un must del nostro tempo e l’incontro con lei è stato determinante per dare vita prima a un’associazione no profit che si chiama Askosarte, e che ci ha permesso di rapportarci anche con le Istituzioni, e poi al pool artistico Progetto Askòs con cui agiamo quando condividiamo un progetto visivo. Non abbiamo una programmazione annuale, agiamo solo quando ci innamoriamo di un progetto e quando questo ci porta a creare il clima che ci contraddistingue fatto di relazioni, condivisione, approfondimenti tematici, sperimentazione e libertà creativa.
- Sei un artista poliedrico: pittura, fotografia, video, installazione. Qual è la tecnica che prediligi e perché?
Sono sempre stato libero e intraprendente nella mia attività artistica, non ho mai cercato una cliché per la mia riconoscibilità, la curiosità mi ha spinto a confrontarmi nel tempo con diverse discipline artistiche proprio perché la ripetizione mi annoia. Non so con quali risultati, ma sicuramente le varie forme espressive mi hanno appagato personalmente in fase di realizzazione. Ora dopo decenni trascorsi a sperimentarmi mi sono convinto che il mio amore iniziale per la pittura sarà anche l’attività del mio futuro artistico. Con il passare degli anni la pittura, accompagnata da buona musica, mi ha fatto riscoprire un ritmo della vita più idoneo al mio presente-futuro. Non progetto i miei dipinti, quindi lo scoprire le infinite soluzioni che si presentano nella realizzazione di un’opera è parte integrante del mio mondo espressivo.
- Isolano ma, allo stesso tempo, cittadino del mondo. Qual è tra le tue opere quella che rappresenta meglio questa dicotomia?
Esatto, isolano ma non isolato, con l’associazione ho affrontato questo tema dell’insularità in una serie di mostre dal titolo “Troppo periferici, fenomenologia dei margini” di cui una è stata in ospitata anche dal Museo Man di Nuoro. Inoltre ho una personalità complessa, attenta ai particolari e questo traspare artisticamente perché mi piace esprimermi stilisticamente come mi sento nel momento stesso in cui dipingo. Non esiste un lavoro in particolare a cui posso fare riferimento riguardo alla dicotomia isolano e cittadino del mondo anche se questa è comunque evidente in tutta la mia produzione artistica, spesso rappresentata nelle città metropolitane che dipingo con inserimenti di personaggi fuori dal tempo e dal luogo e la compresenza di elementi che riportano all’isola.


