come in un sogno

Pittura perturbante e malinconica, innervata di surrealismo romantico e serpeggiante ironia più o meno dark: delicate e spaesanti pitture acriliche su tela, tavola e carta, in gran parte di recentissima produzione. Come in un sogno enigmatico e misterioso, ludico e terribilmente serio: surrealista vero, Michele Mereu origina e consente allestimenti e itinerari installativi festosi e giocosi, sospesi tra tenebra e luce accecante, horror vacui e horror pleni. Intorno a un ristrettissimo nugolo di datate pitture ha preso l’avvio un’intensa indagine pittorica della durata di otto mesi, dall’ottobre del 2024 al maggio del 2025. Visioni oniriche, giardini delle delizie, trittici, quadrittici e almeno una quadreria. Sogni e divagazioni su tela, tavola e carta, come fosse un’unica opera poetica: Michele Mereu orchestra microcosmi inusuali e incantati. E divampa il sublime, in un’oscillazione incostante tra il meraviglioso e l’inquietante. Le sue sono semplicemente complesse favole visive immerse in liquidi sterrati terrosi, cieli a sprazzi, giardini, foreste pluviali e boschi. Tra le trame incantate, aleggia il fantasma di Hieronymus Bosch con il repertorio di tutte le sue bizzarredrôleries. Un elefante in riva al mare, la colazione della scimmia, l’iguana sull’erba. Poi uomini con becco, veicoli volanti d’antan, altri teriantropi. Nel mentre, un bradipo appeso a un albero ci scruta con fervore. Come in un sogno. Paesaggi smisurati, trasformazioni, deformazioni, metamorfosi e stralunate mutazioni. Niente è normale perché – come racconta Michele Mereu – la normalità è la cosa che più mi fa spavento. Sinuosi tocchi fusiformi di pennello originano neri e leggeri sirfidi che volteggiano, spostandosi irrequieti da un quadro all’altro, larve di future rinascite. Sposalizi di vertigini e surreali labirinti onirici sul baratro del senso, verso direzioni senza vie d’uscita. C’è qualcuno? Son qui! Sono sempre innervate di ironia dissacrante e di perfida malinconia, le pitture visionarie e fantastiche del funambolo Michele Mereu. D’improvviso ecco che gli sfondi e gli scenari fuoriescono dalle tele e dalle tavole e prendono il sopravvento: il pittore mette in abisso frammentati brandelli di vegetazione e capovolge tutto, ingrandisce e concretamente astrae lacerti verdi, grigi e bruni, zoomandoli fin dove può arrivare l’infinito. Sfuggono via, gli sfondi, si fanno spazio sulle bianche pareti e circondano gli umani, le scimmie e gli altri animali, assumendo la forma di sghembi trittici e quadrittici. Predelle spaiate di una pala d’altare, finestre aperte sui boschi circostanti e su qualche limitrofo hortus conclusus. Larghe pennellate ora liquide acquose ora sature d’acrilico generano scheletri di foreste molteplici. Un accumulo di dettagli di giardini non all’inglese, vegetazioni spontanee, liane e macchie mediterranee, infrattate e incastrate lì tra i verdi, i bruni e i grigi dei cicli pittorica Zoom Garden e Magic Country. Colano via, gli sfondi si allargano. Si intrecciano fitti gli arbusti delle savane, ça va sans dire, al limitare delle oniriche visioni, Come in un sogno. Su quattro pareti del Mistral2 Hotel di Oristano Michele Mereu edifica camere meravigliose, attraversando seicento anni almeno di forsennate e dissennate pitture e suggestioni. Da Hieronymus Bosch a Henri Rousseau, da Paul Cezanne a Alberto Savinio, Max Ernst e Werner Herzog. Poi Paul Klee, Stéphane Mallarmé e Antony and the Johnsons. Un riverbero di uno smarrito codice miniato medievale e echi di chi c’è e di chi ancora non c’era. Nessun coacervo di bieche e abusate tracce di distopia è rintracciabile negli acrilici su tela, tavola e carta di Michele Mereu. Sono solamente spiazzanti favole surreali, magiche apparizioni e misteriosi enigmi. Come in un sogno.

Simone Cireddu