Man di Nuoro_Sardegna Contemporanea, Spazi, archivi, produzioni

ASKOSARTE – Solarussa

Troppo periferici, fenomenologia dei margini

Progetto espositivo per il MAN di Nuoro,

interno al più ampio progetto: Sardegna Contemporanea, Spazi, archivi, produzioni

a cura di Micaela Deiana

il 13 ottobre 2017, al Museo MAN di Nuoro, è stata inaugurata “Sardegna Contemporanea. Spazi, archivi, produzioni”, terza tappa del programma pluriennale “La Costante resistenziale”, curata da Micaela Deiana e dedicata allo studio delle ricerche più innovative, che a partire dalla fine degli anni Cinquanta, hanno caratterizzato la scena artistica regionale. La mostra propone una ricostruzione della produzione artistica sarda contemporanea, attraverso le proposte espositive di 17 spazi e centri, che hanno caratterizzato la scena locale di questi ultimi decenni.

I progetti presentati resteranno in esposizione al MAN fino al 19 novembre 2017. L’obbiettivo è quello di indagare il linguaggio e l’azione di queste realtà operative nel campo dell’arte contemporanea in Sardegna, la loro simultaneità rispetto ai dibattiti ufficiali dell’arte, la velocità e semplificazione delle collaborazioni, grazie anche al web che ha cambiato le dinamiche relazionali tra centro e periferia.

È in questo scenario che si inserisce il progetto espositivo del Project Space Askosarte di Solarussa (Alice Rivagli, Chiara Schirru, Michele Mereu), che risponde alla chiamata del MAN di Nuoro, con il progetto: TROPPO PERIFERIFERICI, fenomenologia dei margini.

Il titolo, evidentemente ironico, è stato scelto con la consapevolezza che le idee nascono nelle teste degli uomini e che si può essere allo stesso modo creativi a Solarussa così come a New York, prescindendo, il genio umano, dalle coordinate geografiche, che risultano importanti, semmai, per imprimere peculiarità alle creazioni, ma che non rappresentano, di certo, un limite.

La periferia non esiste più: l’arte in paese non è arte paesana e la Sardegna è un Isola, ma non è isolata, come non lo è nessun angolo recondito della terra. Sembrano essere gli uomini e le idee a muovere le cose, e gli strumenti attualmente a disposizione annullano le distanze e aumentano la velocità di realizzazione di un progetto, se c’è la forza del desiderio e la motivazione. Il sostrato culturale e simbolico che appartiene alla nostra Isola, piuttosto che costituire un handicap per gli artisti, può aggiungere peculiarità alla produzione locale.

Askosarte sceglie di portare al MAN di Nuoro un progetto che metta in primo piano gli artisti dell’oristanese, coltivati con impegno e per tanto tempo nel Project Space di Solarussa, dove si sono potuti sperimentare liberamente, senza giudizi e senza premi.

Ai 6 artisti visivi è stato chiesto di indagare la propria identità attraverso i segni e i simboli che spesso, e prepotentemente, filtrano attraverso i lavori artistici, per individuare cosa ancora sia sentito come sacra memoria, cosa sia davvero rimasto degli archetipi del passato, saldamente radicato nel DNA di chi appartiene per nascita o per scelta a questa terra, e cosa sia invece in trasformazione.

Le opere in mostra al Man di Nuoro, sono state tutte esposte, precedentemente, in progetti curati da Askosarte.

Gli artisti in mostra sono:

SIMONE CIREDDU di ORISTANO, che presenta l’installazione Psyché-Canova on Butter, scultura del 2015, fatta con il burro ed esposta per la mostra Papilio, nel Project Space Askosarte di Solarussa.

Simone Cireddu accosta la fragilità della farfalla alla deperibilità del burro, in un’opera temporanea destinata a decomporsi e a sparire, perché ogni trasformazione è insieme, e sempre, una nascita e una morte certa.

DANIELA E FRANCESCA MANCA di SIMAXIS, presentano l’installazione Nutrirsi di Fede, del 2014, presentata per Faith, Rassegna Isola Mutante, nel Project Space Askosarte.

Un grande rosario di cioccolato, appoggiato sopra la candida tovaglia del tavolo apparecchiato nella stanza del MAN, e offerto ai visitatori, alimenta il dubbio che la scelta religiosa sia, a volte, mossa da motivazioni che nulla hanno a che fare con il misticismo. In questo caso il cioccolato diventa simbolo della possibilità di nutrirsi, attraverso la scelta della religiosità, e fuggire da un paese povero.

EGLE PICOZZI di ORISTANO, presenta la stampa fotografica Moreno Dolomia Chanel, anno 2017, concepita per la mostra Identity Bodies.

Moreno Dolomia Chanel in versione Drag Queen, il corpo come tela nella quale dipingere il proprio ego, corpo come libertà di espressione, corpo come luogo da amare e mostrare.

LUCIDEDDU di SOLARUSSA, presenta il video Via! del 2011, opera esposta alla mostra Quixotic.

L’artista affronta la tematica dell’identità di genere, il mondo al femminile, l’autorappresentazione, lavorando in particolare col nudo: un percorso che va dalla masturbazione al rapporto con le altre donne e al lesbismo, in un riscoprire il proprio corpo, i propri desideri, i propri spazi, la propria sessualità, spesso nascosta e repressa o rappresentata in immaginari limitanti.

MICHELE MARROCU di ALES, espone A.B. FEDE, installazione realizzata nel 2013, per la mostra FAITH, Rassegna Isola Mutante.

Rappresenta il concetto di fede dell’artista, in un mondo nel quale avere fiducia nelle relazioni appare sempre più sottovalutato e sminuito, quasi deriso, la fede che si riflette all’infinito nello specchio è per lui un segno di fede senza fine nella relazione di coppia.

TONINO MATTU di ORISTANO, espone due dipinti olio su tela: Physical training e Synth.

Nella veste di un pretenzioso demiurgo, nei dipinti esposti, l’artista omette, aggiunge, distorce la realtà relativa al periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale e del relativo disordine da essa generato, attraverso un linguaggio ibrido, eclettico, nel tentativo di riflettere come uno specchio il mondo circostante, creando così uno spazio eterotopico dove tutto può essere rappresentato.

Nella stanza Askosarte del MAN, vicino alle opere dei giovani artisti, è presente anche un contributo di PROGETTO ASKOS (CHIARA SCHIRRU E MICHELE MEREU), autori di numerosi interventi e fomentatori di idee a fianco dei giovani artisti. Il titolo dell’installazione, (due omogeneizzati di carne di coniglio bianco, posti all’interno di una teca), è Where can I find the rabbit? opera del 2009, presentata a Party con Alice.

La scaltra e per nulla ingenua Alice, fuori dalla favola e riacquistando il nome di Alice Liddell, i bianconigli li alleva e li commercializza sotto forma di omogeneizzati per bambini, con annessa e mirata pubblicizzazione del prodotto in una evidente parodia di quei meccanismi che oramai contraddistinguono anche e soprattutto il mercato dell’arte.
Infine, grazie alla grande apertura dimostrata dai padroni di casa, Askosarte non ha potuto prescindere dal portare in mostra il video performance dell’inaugurazione del MAN DI ORISTANO, realizzato nel 2012, dagli artisti della TAVOR ART MOBIL (BARBARA E MIMMO DI CATERINO).

Il video documenta l’inaugurazione del Man di Oristano, iniziativa performativa e di protesta iniziata su Fb nei confronti delle scelte operate dal MAN di Nuoro che aveva escluso la provincia di Oristano nella mappatura delle realtà espositive attive nel 2012, e poi consolidata attraverso collaborazioni e performance, negli anni successivi.

L’inaugurazione del MAN di Oristano, con tanto di discorso dell’allora consigliere regionale di Cagliari Enrico Lobina, si svolse nello spazio aperto di uno stabile diroccato, presentato come libero e simbolo di nuova dimensione dell’arte, vivo nonostante situato in una delle zone più povere per l’arte contemporanea e con meno sovvenzioni alla causa d’Italia. All’happening parteciparono artisti provenienti da tutta la Sardegna, appassionati alla causa e addetti ai lavori – Askosarte (Chiara Schirru Michele Mereu e Alice Rivagli) Barbara Ardau, Mimmo di Caterino, Matteo Tauriello, Andrea Basciu, Stefano Melis, Stay on fango, Fuori Tema e Movimento oscurantista – dando vita ad una vera e propria performance per mettere l’accento su una realtà provinciale, quella di Oristano, che nonostante le sue ridotte dimensioni e l’assenza di finanziamenti, gode di una forte connotazione intellettuale all’interno della Sardegna.

L’intento ieri come oggi, era quello di dimostrare come l’arte possa vivere anche, e ancora, lontana da incasellamenti e rapporti di sorta, ma autogenerandosi in territori e con modalità più inaspettate.

Alla mostra del MAN di Nuoro, seguirà la pubblicazione del volume Arte Contemporanea in Sardegna (1957-2017), edito da Magonza Editore con il contributo speciale del Banco di Sardegna. Il libro, a cura di Lorenzo Giusti, Micaela Deiana ed Emanuela Manca, che raccoglie una ricca selezione di testi critici sulla produzione artistica in Sardegna a partire dalla fine degli anni Cinquanta, con ricostruzioni cronologiche e affondi tematici dedicati a contesti geografici, gruppi ed eventi.

Multimedia

Alice Rivagli (Askosarte)

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The end

The end

Con il video di Michele Mereu (The end) viviamo un tempo sospeso in cui però accadono cose terribili e meravigliose. il primo piano di una vespa che sale sul vetro è la prima immagine che vediamo e che dura qualche istante, il tempo è, però sufficiente per affezionarci all’insetto, e per provare sofferenza quando, alla fine, la si vede boccheggiare: quasi si trattasse di una morte importante. Durante l’agonia riprese del lungo andito dove con lentezza esasperante si consuma il pomeriggio, un uomo e il suo cane, indolenti, aspettano di poter uscire.
Chiara Schirru

 

OTTOMANI

OTTOMANI


Il rispetto è l’apprezzamento della diversità dell’altra persona, dei modi in cui lui o lei sono unici.

(Annie Gottlieb)

L’armonia nasce dalla diversità, da quelle uniche, peculiari e irripetibili componenti che ogni uomo possiede.
E nell’arte la diversità diventa inarrestabile flusso creativo che porta vitalità e movimento continuo, che evidenzia separazioni ma anche giustapposizioni, discordanze ma anche analogie.
L’armonia nasce dal coinvolgimento attivo di un gruppo di artisti, chiamati a condividere e interpretare lo spazio espositivo della Librid Cafè, per raccontarci la loro arte, che cammina, spesso, parallela alle stesse esistenze, e che esprime emozioni, inquietudini e passioni.
Potenza dell’arte, codice cifrato di ogni tempo, che utilizzando una gamma di modalità espressive che non si preclude niente, dalle più audaci forme installative, alla sempre attuale pittura, sintetizza e rimanda in modo diretto e deciso il nostro presente, disegnando nel contempo, universi, atmosfere e geografie inedite.
Artisti capaci di interagire con ambiti diversi, che non barattano il loro agire con il presupposto che insegue intenti pratici ed esigenze di mercato, ma che traggono ispirazione da una reale spinta creativa, che racchiude in sé il segreto dell’arte che va oltre le apparenze.
OTTOMANI non ha un tema, i cinque artisti: Gianfranco Fedele, Daniela e Francesca Manca, Michele Marrocu e Michele Mereu, provengono da percorsi ed esperienze diverse e portano, ognuno, una proposta personale. Il filo rosso che li accomuna è la libertà da schemi per lo sviluppo dell’indagine prescelta, che dimostra che la diversità può diventare complementarietà e generare realmente innovazione quando si riesce a maturare un’idea e a condividerla con sentimento.
Vengono utilizzati linguaggi e codici comunicativi meno influenzati da meccanismi esterni per alcuni, e da un immaginario introspettivo e intimista per altri, che evidenziano la complessità della scena artistica contemporanea.

Chiara Schirru

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Fathers

Fuma un Toscanino Michele Mereu, sigaro preferito del padre, di cui aspira voluttuosamente il tabacco prima di ributtarlo nella stanza, che a fine performance, impregnata del profumo dolciastro e intenso, testimonia la necessità di ri-scoprire un padre con cui nulla si è avuto a che fare in vita. Uno “sconosciuto” di cui si ri-cercano le tracce nell’odore che s’innalza verso il cielo, in un possibile tentativo di riscatto al rapporto mancato. Mereu attua, per il suo personale processo di liberazione creativa, un percorso inverso alla richiesta uccisione paterna, tant’è che il suo rituale si esplicita al contrario, nell’offerta del suo corpo che assume valenza di catalizzatore di sensazioni e stimoli emotivi, sensoriali e cognitivi, nel tentativo di far ri-vivere lui, fosse anche per un solo istante, dentro un ideale e coinvolgente amplesso che restituisca i contenuti pallidi del passato, depurati e finalmente assolvibili.
Alice Rivagli

 

cattura

CLAIM

VIDEO

In omaggio alla Visibilità ma anche alla Molteplicità calviniana, Progetto Askòs (Chiara Schirru e Michele Mereu) presenta un nuovo lavoro, La regola dei 150, video installazione ispirata alla regola, che sembra dare riscontro alla proiezione visionaria dello scrittore, secondo il quale avrebbe dovuto osservare “una rete sociale ideale”, fondata su relazioni stabili e continuative ma limitate a 150 membri. Smentita dalla persistenza ed efficacia delle migliaia di adesioni ai social network più frequentati, l’arguta rilettura dell’analisi di Calvino da parte dei due artisti colpisce per aver colto la felice e avveniristica intuizione dello scrittore verso l’importanza dei legami grazie a internet e alla velocità della comunicazione.
Erica Olmetto

Cagliari_ Castello san Michele

Dal 12 gennaio 2013

Progetto Daniele Ledda a cura Erica Olmetto

“La regola dei 150″

Videoinstallazione

di Progetto Askòs (Chiara Schirru e Michele Mereu)

Calvino definisce la molteplicità del romanzo contemporaneo come una rete di connessione tra fatti, persone e cose del mondo: un’espressione del sé, che paragona a un’enciclopedia, a un sistema di esperienze diverse ed eterogenee, che richiama, per analogia il mondo di Internet.

Progetto Askos, partendo da questa lungimirante visione di Calvino, propone una videoinstallazione, che in base alla regola che dà il titolo all’opera, vorrebbe che le dimensioni di una rete sociale in grado di sostenere relazioni stabili, fossero limitate a circa 150 membri, limite però, che a dispetto delle più larghe previsioni, è stato abbondantemente superato dai social network come Facebook, Myspace, Twitter, Linkedin, Hi5 ecc.

Il video evoca gli imprescindibili legami che esistono tra le vite umane, così come nel web, e nella stessa letteratura, in cui ogni pagina, ogni parola, ogni testo o esperienza, si intreccia inevitabilmente, generando un’esplosione di stimoli che possono condurre in molte direzioni: possibili mondi, possibili romanzi, possibili vite, e una possibilità infinita delle molteplicità del sé.

Un viaggio (che sia la navigazione su internet, la scrittura di un romanzo, o quello vitale) di cui non si conosce mai la destinazione, ma che, usando le parole dello stesso scrittore, se si continuasse a sviluppare in ogni direzione, arriverebbe ad abbracciare l’intero universo.
Chiara Schirru

Claim
Videoistallazione e due fotografie

Il lavoro proposto dagli artisti si concentra su uno dei principi fondanti nell’ambito della comunicazione di mercato. Il titolo dell’opera, Claim, si riferisce ad un termine “abusato” nel linguaggio del marketing e della comunicazione che “costituisce la principale promessa fatta ai consumatori/clienti nel corso di una campagna pubblicitaria o di un accordo commerciale.
In questo contesto specifico, il motivo trainante dell’opera è dedicato al decisivo peso attribuito al libro di Italo Calvino Le lezioni americane e alla sua fortuna sul mercato rispetto al valore effettivo del testo in letteratura.
Quanto è accaduto, non è tanto per il significato concettuale di ciò che viene detto, ma per una infatuazione collettiva dettata dal fascino per la velocità del pensiero e del metodo di scrittura, per la semplicità e l’immediatezza del linguaggio. Le stesse caratteristiche sono individuabili nella grande installazione video e nelle due foto incorniciate dove, assorto nel rituale meditativo, l’artista si prostra in atto di devozione davanti alle immagini di un cartellone pubblicitario.

Cagliari_ Castello san Michele

Dal 12 gennaio 2013
Progetto Daniele Ledda a cura Erica Olmetto
“La regola dei 150”
Videoinstallazione
di Progetto Askòs (Chiara Schirru e Michele Mereu)

Calvino definisce la molteplicità del romanzo contemporaneo come una rete di connessione tra fatti, persone e cose del mondo: un’espressione del sé, che paragona a un’enciclopedia, a un sistema di esperienze diverse ed eterogenee, che richiama, per analogia il mondo di Internet.
Progetto Askos, partendo da questa lungimirante visione di Calvino, propone una videoinstallazione, che in base alla regola che dà il titolo all’opera, vorrebbe che le dimensioni di una rete sociale in grado di sostenere relazioni stabili, fossero limitate a circa 150 membri, limite però, che a dispetto delle più larghe previsioni, è stato abbondantemente superato dai social network come Facebook, Myspace, Twitter, Linkedin, Hi5 ecc.
Il video evoca gli imprescindibili legami che esistono tra le vite umane, così come nel web, e nella stessa letteratura, in cui ogni pagina, ogni parola, ogni testo o esperienza, si intreccia inevitabilmente, generando un’esplosione di stimoli che possono condurre in molte direzioni: possibili mondi, possibili romanzi, possibili vite, e una possibilità infinita delle molteplicità del sé.
Un viaggio (che sia la navigazione su internet, la scrittura di un romanzo, o quello vitale) di cui non si conosce mai la destinazione, ma che, usando le parole dello stesso scrittore, se si continuasse a sviluppare in ogni direzione, arriverebbe ad abbracciare l’intero universo.
Chiara Schirru

Cagliari_Castello San Michele
Dal 12.01.2013
Progetto Askòs
(Chiara Schirru – Michele Mereu)
La regola dei 150
Videoinstallazione

In omaggio alla Visibilità ma anche alla Molteplicità calviniana, Progetto Askòs (Chiara Schirru e Michele Mereu) presenta un nuovo lavoro, La regola dei 150, video installazione ispirata alla regola, che sembra dare riscontro alla proiezione visionaria dello scrittore, secondo il quale avrebbe dovuto osservare “una rete sociale ideale”, fondata su relazioni stabili e continuative ma limitate a 150 membri. Smentita dalla persistenza ed efficacia delle migliaia di adesioni ai social network più frequentati, l’arguta rilettura dell’analisi di Calvino da parte dei due artisti colpisce per aver colto la felice e avveniristica intuizione dello scrittore verso l’importanza dei legami grazie a internet e alla velocità della comunicazione.

Erica Olmetto

Cagliari_ Castello san Michele
Dal 12 gennaio 2013
Progetto Daniele Ledda a cura Erica Olmetto
“La regola dei 150”
Videoinstallazione
di Progetto Askòs (Chiara Schirru e Michele Mereu)

Calvino definisce la molteplicità del romanzo contemporaneo come una rete di connessione tra fatti, persone e cose del mondo: un’espressione del sé, che paragona a un’enciclopedia, a un sistema di esperienze diverse ed eterogenee, che richiama, per analogia il mondo di Internet.
Progetto Askos, partendo da questa lungimirante visione di Calvino, propone una videoinstallazione, che in base alla regola che dà il titolo all’opera, vorrebbe che le dimensioni di una rete sociale in grado di sostenere relazioni stabili, fossero limitate a circa 150 membri, limite però, che a dispetto delle più larghe previsioni, è stato abbondantemente superato dai social network come Facebook, Myspace, Twitter, Linkedin, Hi5 ecc.
Il video evoca gli imprescindibili legami che esistono tra le vite umane, così come nel web, e nella stessa letteratura, in cui ogni pagina, ogni parola, ogni testo o esperienza, si intreccia inevitabilmente, generando un’esplosione di stimoli che possono condurre in molte direzioni: possibili mondi, possibili romanzi, possibili vite, e una possibilità infinita delle molteplicità del sé.
Un viaggio (che sia la navigazione su internet, la scrittura di un romanzo, o quello vitale) di cui non si conosce mai la destinazione, ma che, usando le parole dello stesso scrittore, se si continuasse a sviluppare in ogni direzione, arriverebbe ad abbracciare l’intero universo.
Chiara Schirru

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bio#3

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TEORIE e chiacchiere, nient’altro. Crediamo di capire, ci sentiamo superiori, mentre in realtà giudichiamo, classifichiamo,
separiamo – Ci ostiniamo a proporre sempre le stesse cose, senza accorgerci che questa forma mentale inaridisce e prosciuga ogni cosa.
Nascondiamo dietro discorsi di stile il V U O T O creativo e l’assenza di idee.
MA L’ARTE E’ UN CONCETTO VIVO. – dinamico, in continua evoluzione e TRASFORMAZIONE. E’ la forma più alta d’ apertura a nuove conoscenze. E si rinnova continuamente distruggendo ogni forma di arroccamento. E’ RICERCA. – Per questo mi piace camminare, da solo. Senza meta e senza idee. Dimenticare chi sono, il mio nome e il lavoro che faccio. Perdersi per ritrovarsi. E nell’ASSENZA, senza pretese, arrivano parole nuove. Nascono pensieri nuovi. TRAPELA LO STUPORE. E’ in quel momento che ritrovo forte la mia identità. E insieme la capacità di scoprire il DIVERSO. FRAMMENTI MAGICI, in cui appare chiaro il senso delle cose.

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img_5205Sono poche le persone che possono esprimere aspri giudizi e critiche dirette su cose e chi ci circonda, giustificando con la vita questo comportamento. Michele è una di queste. Estraneo al compromesso. Anomalo nella sua inadeguatezza alla bugia e ai falsi alibi. Defilato dal preconcetto e dai percorsi stabiliti. Irrimediabilmente libero. La sua creatività segue un tracciato parallelo. Scaturisce dall’impossibilità di accettare lo stato delle cose.E’ una forza centrifuga ed istintiva. Arriva dagli anfratti della memoria spinta da un’inarrestabile ribellione interiore. Si oppone al prestabilito, al precluso, all’imposto. Si placa nel segno e nel colore.Imprime un marchio alle sue opere. E’ come un impeto originario, l’artista è il tramite che svela e nulla può fare se non assecondare quest’impulso. Le opere sono immediate, subordinate allo stato interiore. Fluiscono rapide, senza alcuna. progettazione. All’abbozzo iniziale segue una fase a prima vista disordinata eppure decisa di manipolazione in cui l’opera è trasformata da vari interventi, sovrapposizioni di materia, fratture, aggregazioni d’elementi, e ancora masse – atomi – ombre – sanguinamenti. Trasformazioni radicali che avvengono in maniera misteriosa aprendo spazi e possibilità ad un “nuovo” latente e intrigante. Simboli primordiali e segni ereditati dalla memoria arcaica s’impongono con prepotenza, costituiscono una costante nei suoi lavori. Una ricerca senza fine. Un condursi nell’arte come nella vita, dato a chi ha già compiuto i suoi esorcismi e spezzato le catene dell’asservimento dentro di sé.

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LE RELAZIONI PERICOLOSE

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Le relazioni pericolose alla Pinacoteca di Oristano

 

 

Lidia Bachis, Nicola Caredda, Francesco Casale, Simone Cireddu, Gavino, Ganau, Vincenzo Grosso, Lucideddu, Daniela e Francesca Manca, Tonino Mattu, Max Mazzoli, Michele Mereu, Pastorello, Ivan Pes, Pietrolio, Pietro Sedda, Gianfranco Setzu e Alfredo Tanchis.

Curata da Massimo Atzori, Ivo Serafino Fenu e Paolo Licheri, la mostra d’arte contemporanea è prodotta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Oristano in collaborazione col Cineforum Lost in Translation e col contributo della Fondazione Banco di Sardegna. Sarà visitabile fino a lunedì 25 aprile e, durante i giorni d’apertura, in collaborazione con la Biblioteca comunale, proporrà la proiezione di una serie di film nei quali è stringente il rapporto tra cinema e arti visive.

di Massimo Atzori, Ivo Serafino Fenu e Paolo Licheri
Che il rapporto tra immaginario filmico e arti visuali sia biunivoco è un dato acquisito dalla critica seppure, dall’invenzione del cinematografo ai giorni nostri, difficilmente gli influssi, le dipendenze, le citazioni tra i due ambiti siano state equivalenti e costanti nel tempo. Come per i fotografi, anche per i pionieri dell’animazione cinematografica, fu la pittura a influenzarli e condizionarne le scelte formali e gran parte delle immagini foto-cinematografiche traevano proprio dalla pittura – soprattutto quella accademica – le principali regole di composizione, inquadratura e rapporti tra ombre e luci. Non va dimenticato poi, che la citazione palese di forme e pose della tradizione pittorica fu considerata, da subito e per lungo tempo, una “nobilitazione intellettuale” sia del fotografo e/o del regista, sia delle loro opere.
In tal senso emblematica è la produzione filmica di Pier Paolo Pasolini – profondo conoscitore della storia dell’arte e allievo del grande storico e critico d’arte Roberto Longhi – la cui filmografia è pregna di omaggi alla grande tradizione pittorica del passato, da Giotto, nel Decameron a Mantegna, col suo Cristo in scurto, in Mamma Roma, fino ai veri e propri tableaux vivants manieristi de La ricotta.

Ancora, Derek Jarman con l’irriverente e provocatorio Sebastiane, primo lungometraggio del regista inglese, con le sue citazioni della pittura del ‘400 italiano, girato in Sardegna nel 1976 completamente in latino e che rilegge in chiave omoerotica il martirio del santo, per approdare poi, con Caravaggio, a una vera e propria riscrittura trasgressiva della mitografia dell’artista attraverso una maniacale ricostruzione dei set pittorici delle sue opere più famose.

Allo stesso modo, a quarant’anni di distanza dalla sua uscita nelle sale cinematografiche, il recente restauro di Barry Lyndon – uno dei film più significativi di Stanley Kubrick – ha permesso di apprezzare nuovamente lo straordinario lavoro di ricerca e accuratezza stilistica del regista in termini di costruzione e composizione dell’immagine, riportando così, data la strettissima relazione tra le immagini del film e certe opere pittoriche di fine ‘700 e inizio ‘800, un tema dibattuto e affascinante come quello della relazione, o se vogliamo, del dialogo, tra il cinema e la pittura.

Il cineasta si fa artista, il cineasta è artista, il cineasta è autore. I termini si sovrappongono, convergono, si annullano l’uno nell’altro, e in tal senso, un ponte ideale ci porta dall’epoca eroica di autentica sperimentazione delle avanguardie storiche alla Nouvelle Vague e alla Politica degli Autori, a quella lotta senza quartiere, appassionante e appassionata, a favore della libera espressione del regista, dell’autore. Libera espressione che si manifesta in personalità sanamente inquiete, che non si accontentano, quali quelle di Jean-Luc Godard e Michelangelo Antonioni con le loro ossessioni cromatiche, che attuano un progressivo e inevitabile smarrimento come registi per poi ritrovarsi e riemergere in una dimensione di nuova consapevolezza, tra cinema e pittura, come creatori tout court di immaginari che alla pennellata sostituiscono l’inquadratura.

Apparentemente, dunque, da questi pochi esempi citati, sembrerebbe coercitivo l’influsso della pittura sul cinema o, almeno, su molti registi che vivevano con una sorta di sudditanza la malìa di una tradizione aulica quanto pervasiva. Tuttavia, nelle nuove generazioni e tra gli artisti in particolare, tali rapporti si sono invertiti e così i più importanti protagonisti delle cosiddette e quanto mai polimorfe arti visuali, sono, viceversa, succubi del prodotto cinematografico, anch’esso, oramai, estremamente variegato sia nelle tecniche sia nei generi.

Cresciuti e formatisi non più o non solo sui paludati testi di Storia dell’Arte quanto, piuttosto, sui messaggi e sulle forme di quei maestri del cinema, sono stati vittime e protagonisti di un ribaltamento prospettico che, più o meno consapevolmente, ha forgiato il loro universo visivo: maestri del calibro di Rainer Werner Fassbinder, David Lynch, Peter Greenaway, Lars von Trier, Pedro Almodovar, Emir Kusturica, Quentin Tarantino, Tim Burton, Andy e Lana Wachowski di Matrix o i fratelli Coen – solo per citarne alcuni – insieme al caleidoscopico calderone di proposte che mescola e contamina generi, dai cartoon alle fiction, dal porno alle più dozzinali e popolari telenovelas.

La mostra Le relazioni pericolose, immaginario filmico e arti visuali, si pone l’obiettivo di proporre – senza pretesa di completezza ma assecondando il gusto tutt’altro che asettico dei curatori – una rosa di artisti, giovani e meno giovani che, nell’ultimo decennio, hanno, evidente, un imprinting cinematografico che traspare e che connota la loro ricerca estetica sfuggendo, tuttavia, al facile citazionismo o, ancor peggio, al tentativo maldestro di traslare da un medium all’altro forme e contenuti.

Una pluralità di voci – in piena età postmediale – che propone, dunque, un’estrema varietà di forme e di modi (installazioni, performance, testi, film e fotografie, elaborazioni digitali ecc.), col coinvolgimento diretto dello spettatore, chiamato a rapportarsi e riconoscersi in quell’immaginario, forse insidioso ma sicuramente stimolante sia per l’artista sia per le arti visuali in generale.

Un tentativo di andare oltre il semplice raffronto tra due mezzi espressivi, una riflessione sul concetto di rappresentazione nei film e nell’arte e sulla crisi di entrambi, una crisi strettamente legata alle radicali trasformazioni strutturali che l’industria cinematografica e il mercato dell’arte stanno vivendo e che ha investito e investe la sensibilità di registi e artisti, sempre più spesso indistinguibili, laddove il ricorso ora alla produzione filmica ora alla produzione artistica, si è nel tempo posto come elemento salvifico e nobilitante dell’un campo o dell’altro.

Domenica, 28 febbraio 2016

michele mereu

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