OIKOS,la casa di tutti

Al museo Diocesano di Oristano la mostra “Oikos, la casa di tutti”

Le opere di 13 artisti accompagnano il visitatore in una sorta di spazio sospeso nel tempo

L’inquinamento e il degrado provocati dall’uomo rischiano di distruggere la terra.

Gli effetti dei danni ambientali che subisce il territorio sono raccontati dalla suggestiva mostra “Oikos, la casa di tutti”, inaugurata dall’arcivescovo di Oristano al museo Diocesano arborense.

Le opere di 13 artisti, del panorama contemporaneo isolano, accompagnano il visitatore in una sorta di spazio sospeso nel tempo; la casa di una natura incontaminata, nella quale fiori e animali convivono in perfetta armonia ed in perenne primavera.

Un giardino dell’Eden, come sottolinea l’enciclica di Papa Francesco “Laudato si'”, dove si invita l’umanità a coltivare e custodire il giardino del mondo. Tra i temi affrontati dal Papa un ampio spazio è dedicato alla fotografia del degrado della terra, delle acque e del cielo, all’analisi delle cause di questa condizione e ai possibili rimedi da adottare.

“La mostra curata da Anna Rita Punzo – spiega il direttore del museo Silvia Oppo – intende dar forma ad un percorso espositivo capace di evocare l’atmosfera immaginaria ed inviolata del giardino dell’Eden e il senso di degrado e disagio generato dagli effetti dell’inquinamento e dall’uso indiscriminato del territorio da parte dell’uomo”.

STOPOVER ART_”BORDER TOWN”

Michele Mereu

Bordertown
testo critico di Alice Rivagli

STOPOVER ART, Stazione Ferroviaria di Solarussa
Con il Patrocinio del Comune di Solarussa

Nella produzione artistica che Michele Mereu porta in mostra per Bordertown, si avverte una tensione culturale molto forte, quasi un allarme.
Da un lato le immagini della periferia fatiscente evocata nelle sue opere rimandano al fallimento di oramai tutte le politiche di progettazione territoriale e industriale degli ultimi cinquant’anni, e dall’altra puntano il dito sulla necessità, sempre più urgente, di un intervento mirato a dare possibilità di scampo alla nostra società.
I paesaggi post industriali e sub periferici che Michele stigmatizza, caratterizzano questo degrado e abbandono, esito di una parabola discendente che ha trattato il territorio e il paesaggio come una risorsa inestinguibile, un patrimonio da aggredire e depredare impunemente.
Scenari che sembrano avere simili caratteristiche in tutte le periferie urbane, condannate alla solitudine esistenziale, e accomunate da deprivazione sociale e culturale, in una sorta di negativa e indistinta globalizzazione.
Nell’Isola, l’incessante consumo di suolo portato avanti da politiche sbagliate e da una industrializzazione selvaggia e forzata durata molti decenni, è ancor più insopportabile per aver contribuito, in modo sistematico alla desertificazione sociale e ambientale del territorio, e per aver deturpato l’inestimabile bellezza della natura alterandone il volto ambientale, storico ed archeologico.
Del resto non è la prima volta che la periferia è al centro dell’attenzione nell’azione visiva di Michele Mereu, che già con Askosarte ne ha fatto il punto centrale della sua indagine e del suo impegno creativo in Provincia di Oristano, con lo scopo di partecipare a un lavoro collettivo, politico e culturale, per favorirne una riqualificazione e valorizzazione.
Periferia, del resto, guardata con crescente attenzione anche dal mondo della cultura che sempre più spesso elegge come propria patria luoghi appartati e non luoghi, distanti dai centri nevralgici, perché più adatti alla riflessione e alla condivisione di esperienze.

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La stessa STOPOVER ART, la piccola galleria d’arte recentemente inaugurata nella Stazione Ferroviaria di Solarussa, si è posta come atto di coraggio e di sfida contro il disagio e l’emarginazione, a sostegno di un’operazione, nell’era del web, che possa ridefinire nuove centralità, o perlomeno, che sostenga il superamento della concezione dualistica tra centri e periferie.

Alice Rivagli